Contro il metodo Grasso
L’improvviso incontro di ieri pomeriggio tra Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi apre ufficialmente una nuova fase politica che avrà il suo primo atto formale il prossimo 18 aprile, quando le Camere si riuniranno per cominciare le votazioni per eleggere il prossimo presidente della Repubblica. Il segretario del Pd e il leader del Pdl ieri hanno affrontato, tra le altre cose, anche il tema del successore di Giorgio Napolitano, e chissà che dietro i distinguo di rito non ci sia la traccia di una timida scintilla per una condivisione bipartisan sul Quirinale.
21 AGO 20

L’improvviso incontro di ieri pomeriggio tra Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi apre ufficialmente una nuova fase politica che avrà il suo primo atto formale il prossimo 18 aprile, quando le Camere si riuniranno per cominciare le votazioni per eleggere il prossimo presidente della Repubblica. Il segretario del Pd e il leader del Pdl ieri hanno affrontato, tra le altre cose, anche il tema del successore di Giorgio Napolitano, e chissà che dietro i distinguo di rito non ci sia la traccia di una timida scintilla per una condivisione bipartisan sul Quirinale. Ma al netto di tutte le dietrologie che accompagneranno l’incontro tra il giaguaro e il suo smacchiatore c’è una questione politica importante che, comunque andranno le cose, il leader del centrosinistra non può permettersi di sottovalutare per affrontare con serietà la delicata fase del post Napolitano ed evitare di trasformare l’elezione del presidente della Repubblica in una sfavillante messa in scena simile a quella già osservata durante l’elezione dei presidenti di Camera e Senato.
Al di là dell’opinione personale che si può avere dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama (Laura Boldrini e Pietro Grasso) è evidente che il così detto “metodo Grasso” – inteso come tributo estremo alla battaglia anti casta e come certificazione suprema di un atto di subalternità della classe politica, costretta a ricorrere a un non politico per dare nuova linfa e nuova legittimità alla stessa classe politica – è un metodo che sarebbe da avventati riproporre anche per la più alta carica dello stato. Il presidente della Repubblica, come è noto, non si occupa solo di tagliare nastri o dirigere i lavori parlamentari ma è, tra le altre cose, anche il capo del Csm, delle Forze armate, può concedere la grazia, può commutare le pene; e anche in virtù della progressiva trasformazione del nostro paese in una repubblica presidenziale di fatto è in qualche modo il volto che, ancora prima del presidente del Consiglio, rappresenta la garanzia più preziosa per i nostri creditori nel mondo. Al Quirinale, in buona sostanza, si fa politica, e viene da sorridere solo per il fatto di doverlo ricordare.
E pensare, anche solo per un attimo, che la più importante carica dello stato possa essere utilizzata come strumento utile “a scardinare il fronte dei grillini” sarebbe un gesto di chiara irresponsabilità. Al Colle serve un nuovo Napolitano, una persona non faziosa che conosca bene i segreti della politica, e c’è da sperare che sia questo il “metodo” cui ieri ha accennato Enrico Letta alla fine dell’incontro del Pd con i vertici del Pdl. Almeno su questo punto una condivisione tra Bersani e il Cav. è più fattibile, per non dire doverosa. Serve un politico, non una maschera. La società civile per favore lasciamola a Crocetta, grazie.